Patù

Patù è un comune situato all’estremità meridionale del Capo di Leuca; in particolare, confina a nord-est con Castrignano del Capo e a ovest con il comune di Morciano di Leuca. Il piccolo paese, che rientra tra i Borghi Autentici d’Italia, si affaccia sul mar Ionio e include Marina di San Gregorio e Marina di Felloniche.

La città di Patù ha origini antichissime e sorge sulle rovine dell’antica città messapica di Veretum. La formazione del nucleo urbano attuale ebbe inizio dopo la distruzione della città per mano dei Saraceni. L’invasione, avvenuta nell’877, venne respinta grazie all’imponente esercito inviato da Carlo il Calvo, re di Francia. Alcuni superstiti dell’antica Vereto scesero a valle costituendo così il primo insediamento stabile. Lo sviluppo del vero e proprio centro abitato si colloca però nel periodo dell’Alto Medioevo e si consolidò durante l’epoca feudale. Nel corso del tempo, il governo del territorio passò a diverse famiglie: nel XIV secolo ai Sambiasi, ai quali seguirono i Capece e i De Electis. Patù appartenne inoltre alla curia vescovile di Alessano e successivamente al principe d’Aragona di Cassano per poi passare ai Guarino, e infine, ai Granafei.

L'etimologia del nome

Il nome della città sembrerebbe derivare dal greco pathos, ovvero dolore – patimento, termine che ricorderebbe le sofferenze dei veretini nel periodo della distruzione dell’antica Vereto. Ulteriori ipotesi collegano invece il toponimo alla presenza di un antico granaio in cui i veretini conservavano le vettovaglie, affidato ad un custode di nome Verduro Pato. Nel corso del tempo, e sotto l’influenza della denominazione francese, il nome Pato avrebbe assunto la forma attuale di Patù.

Luoghi d'interesse

Vereto

La città è conosciuta soprattutto per i resti di Vereto, che danno vita oggi ad un sito archeologico di estrema importanza storica e culturale. Ai tempi la città messapica era uno dei più importanti centri di commercio della Magna Grecia. Il commercio con la vicina Grecia portò proprio gli abitanti a costruire un porticciolo i cui resti possono essere visibili sui fondali della vicina baia di San Gregorio. Prima di essere rasa al suolo dai Saraceni, l’antica Vereto era stata anche un municipio romano. Gran parte degli studiosi sono d’accordo nell’affermare che il sito occupato attualmente dalla piccola chiesa della Madonna di Vereto, rappresentasse in passato l’acropoli, ovvero il centro della Vereto messapica, ma anche il fulcro della città ai tempi dei Romani e del Medioevo. Ancora oggi è possibile ammirare alcune testimonianze monumentali come le fondamenta delle mura che cingevano la città e varie tracce di luoghi usati al tempo per la sepoltura.

Tra questi il più noto è Centopietre, un antico monumento funerario situato di fronte la Chiesa di San Giovanni Battista e realizzato da 100 (oggi 99) blocchi squadrati di roccia calcarea provenienti dalla città messapica di Vereto, edificato come mausoleo sepolcrale in onore del generale Geminiano, messaggero di pace trucidato dai saraceni. Il monumento, inizialmente dimenticato per anni, ha iniziato ad attirare l’attenzione degli studiosi intorno all’800. In seguito, verrà dichiarato monumento nazionale di seconda classe.  L’antico mausoleo possiede una forma rettangolare e possiede un tetto a due falde. Al suo interno è possibile intravedere i resti di alcuni affreschi rappresentanti tredici santi orientali in posizione frontale ed eretta, a testimonianza della trasformazione del monumento in chiesa nel periodo medioevale. Purtroppo, gran parte delle pitture presenti nel monumento sono state cancellate quasi del tutto dall’umidità.

Di fronte al monumento funerario sorge la Chiesa di San Giovanni Battista. La struttura ha origini risalenti al VI secolo; in particolare, secondo quanto riportato da un documento anonimo e pubblicato a Padova nel 1588, la chiesa venne costruita in seguito agli eventi relativi alla battaglia di Campo Re, nelle vicinanze di Patù. Il periodo della sua costruzione coincide dunque con la costruzione del monumento funerario di Centopietre e di quel preciso momento della storia in cui Carlo Magno sconfisse i Saraceni che occupavano Vereto. L’edificio è costituito per la maggior parte da megaliti di pietra calcarenitica (tufo) e doveva essere inizialmente molto simile a quello della vicina Chiesa di Sant’Eufemia della vicina Specchia. L’edificio, più volte restaurato nel corso dei secoli, presenta all’interno tre navate, divise da pilastri a sezione rettangolare che sostengono archi a tutto sesto. La presenza di varie monofore permette l’entrata della luce all’interno, illuminando l’ambiente della chiesa in modo naturale. Sempre all’interno della chiesa, restano degli affreschi presenti, solo alcuni raffiguranti San Giovanni Battista, ovvero il Santo che dà il nome all’edificio religioso.

Francesco Centolanze fu l’architetto che si occupò di progettare la Chiesa Madre di San Michele Arcangelo, protettore di Patù. Questa chiesa assieme al Palazzo Romano contribuiscono a regalare al piccolo centro storico del paese un’atmosfera suggestiva e pittoresca, tipica dei piccoli paesi salentini. L’edificio possiede una sola navata e oltre ad un altare maggiore conserva al suo interno quattro piccoli altari laterali dedicati a San Michele Arcangelo, a San Francesco D’Assisi, alla Madonna del Rosario e alla Madonna del Carmine. Accanto all’altare maggiore è presente una statua lignea dedicata al Santo Patrono che viene portata in processione per le vie del paese durante la festa patronale che si tiene ogni anno il 29 settembre. La Chiesa Madre contiene al suo interno un organo datato al 1723. Lo strumento, composto da una facciata composta da 45 canne è stato recentemente restaurato e si trova sulla cantoria situata sopra la porta d’ingresso. La Chiesa Madre è affiancata da un alto campanile di forma quadrata, costruito negli anni ’40 del Novecento e arricchito da 5 campane, la più antica delle quali risale al 1752 e su cui è rappresentata la figura di San Michele che a cavallo trafigge un drago con una lancia, di San Giovanni Battista e della Madonna. La più recente delle campane invece raffigura lo stemma di Patù e ancora una volta le immagini di San Giovanni Battista e di San Michele.

La religione e le vicende storiche che hanno portato alla creazione di questo piccolo borgo, si incontrano metaforicamente nella piccola Chiesa della Madonna di Vereto, costruita nel ‘600 per volere del Principe Zunica, signore di Alessano. La chiesa non presenta particolari elementi decorativi. La facciata è semplice, ma al suo interno conserva uno straordinario affresco raffigurante San Paolo Apostolo. Si tratta di un’importante opera che si aggiunge a quelle già presenti all’interno dell’iconografia paolina attestata in tutto il Salento. L’affresco presente nella chiesetta raffigura il santo in posa solenne e minacciosa con il classico attributo della spada attorno alla quale sono attorcigliati due serpenti. Ai piedi del santo è presente un bestiario contenente un ragno, uno scorpione, un serpente e due serpenti intrecciati a caduceo. Ciò che rende interessante l’affresco è il suo riferimento implicito al fenomeno del tarantismo che rappresenta uno degli elementi portanti dell’intero folklore salentino.  Nel corso degli anni la piccola chiesetta ha svolto anche una funzione cimiteriale; funzione testimoniata dal ritrovamento dei resti di due tombe scavate nella terra presso l’abside dell’antica chiesetta.

Poco conosciuta, ma di straordinaria bellezza, la Cripta di Sant’Elia è una chiesa rupestre, scavata nella roccia, risalente all’ VIII – IX secolo e situata a pochi metri dalla strada che conduce alla frazione di San Gregorio.  L’accesso avviene attraverso una piccola apertura che conduce ad un ambiente sotterraneo raccolto con un’architettura semplice: un altare ricavato direttamente dalla roccia e un sedile perimetrale scolpito lungo le pareti. L’atmosfera è quella tipica dei luoghi di culto rupestri, semplici e austeri pensati per la preghiera. Sebbene oggi gli affreschi siano molto deteriorati, è possibile scorgere sulle pareti alcune tracce di pittura risalenti al periodo bizantino che raffigurano alcune figure di santi e probabilmente un’immagine di Cristo. Tali resti confermano la funzione religiosa della piccola cripta e il legame del sito con la tradizione iconografica dell’Oriente cristiano, molto radicata nel basso Salento medievale. Oggi la cripta conserva un fascino particolare: è una testimonianza del passato rupestre della zona e della storia spirituale del territorio di Patù e dell’antica Vereto.

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