Morciano di Leuca
Morciano di Leuca è un comune italiano, situato a sud della penisola salentina. È posizionato a circa 70 km a Sud dal capoluogo di Provincia e a 9 km a Nord dall’estrema punta del tacco d’Italia, Santa Maria di Leuca.
Il Comune, che fa parte dell’Unione dei Comuni di Terra di Leuca, comprende le frazioni di Barbarano del Capo e Marina di Torre Vado.
Morciano di Leuca, come la maggior parte del territorio pugliese e dei comuni salentini, possiede origini antichissime. Il luogo sembra risalire alla Preistoria, e nello specifico, all’era del Paleolitico; mentre la nascita del primo nucleo abitativo di Morciano di Leuca risale al IX secolo, per mano di alcuni profughi che si rifugiarono nelle vicine campagne della città di Vereto, distrutta dalle scorribande dei Saraceni. L’area più antica dell’insediamento, ai tempi, era collocata nella porzione dove nel XVI secolo venne costruito l’antico castello. In epoca normanna, nel 1190, il feudo di Morciano di Leuca venne donato da Tancredi d’Altavilla, antico sovrano normanno e all’epoca Conte di Lecce, a Sinibaldo Sambiasi, i cui discendenti ne detennero il possesso fino al XIII secolo. Nel tempo, passò poi a Riccardus Murchano, un tale di probabile origine angioina. Il feudo di Morciano subisce ulteriori passaggi di proprietà nel corso della storia successiva – passaggi che, lo vedranno passare di mano in mano, dapprima nel 1316, come parte del patrimonio di Guiscardo Sangiorgio, poi pochi decenni più tardi, sarà rivenduto a Gualtiero VI di Brienne, fino a giungere pochi secoli dopo, nel 1642, nelle mani di Castromediano e infine nel 1848 in quelle di Giuseppe Valentini che decise di acquistarlo per 2200 ducati.
L'etimologia del nome
L’etimologia del nome di Morciano di Leuca, deriva probabilmente dal latino “murex”, cioè la roccia di cui è fatto il terreno su cui sorge l’abitato chiamata “Murgia”. Esistono ipotesi che il nome del paese possa riferirsi anche al nome latino di persona Murcius oppure che stia ad indicare il fatto che un tempo era un luogo utilizzato per il deposito delle merci.
Luoghi d'interesse
Chiesa madre di San Giovanni Elemosiniere
A Morciano di Leuca storia, tradizione e cultura si intrecciano con la fede religiosa sin dai tempi più antichi. Dal Medioevo fino al Cinquecento, diverse chiese furono costruite nel centro abitato, divenendo luoghi di devozione e di incontro per l’intera comunità. La Chiesa Madre di San Giovanni Elemosiniere risale al periodo del tardo Medioevo. Si tratta di un’importante struttura dallo stile romanico con elementi barocchi soprattutto nel portale d’ingresso. All’interno sono presenti tre navate divise da pilastri; quelle laterali in particolare, ospitano caratteristici altari in pietra leccese sormontati da statue e tele seicentesche. Di importante valore artistico è il catino absidale che ricopre l’abside e nel quale studi recenti hanno riportato alla luce affreschi raffiguranti la Vergine col bambino e San Michele Arcangelo. Nell’area antistante l’edificio sono state rinvenute numerose tombe che probabilmente costituivano un’antica necropoli risalente al periodo compreso tra il Duecento e il Trecento.
Chiesa del Carmine
Più o meno dello stesso periodo è la Chiesa del Carmine, conosciuta anche come Chiesa del Rosario, sede dell’omonima Confraternita. La Chiesa faceva parte di un unico complesso insieme al Convento dei Carmelitani, oggi distrutto. Essa venne costruita nel 1486 per volere del barone di Morciano, Ruggero Sambiasi, come testimonia l’iscrizione latina incisa su pietra presente sullo stemma dedicato ai Sambiasi:
“HOC EQUES AURATUS ROGERIUS ILLE SACELLUM BLASIA SANCTA DOMUS DAT TIBI VIRGO PARENS”
“Il cavalier Rugero della Casa Sambiasi dona questa Chiesa a te Vergine Madre”.
Il portale d’ingresso sormontato da un fregio raffigurante l’Annunciazione apre la strada verso l’interno, costituito da un’unica navata scandita da una serie di arcate contenenti tele seicentesche e altari barocchi. All’interno della Chiesa è presente un organo e statue in cartapesta e in legno appartenenti ad epoche diverse.
Cappella Madonna di Costantinopoli
Un piccolo e prezioso gioiello religioso è la Cappella della Madonna di Costantinopoli, risalente alla seconda metà del XVI secolo, appartenente agli edifici sorti in seguito alla Battaglia di Lepanto combattuta nel 1571 tra i Turchi e le principali potenze cattoliche del Mediterraneo occidentale: la vittoria della battaglia salvò la cristianità dall’espansionismo islamico, evitando che si ripetesse la caduta di Costantinopoli nelle mani dei turchi. La Vergine di Costantinopoli, avendo salvato il mondo dalla catastrofe finale, doveva essere necessariamente onorata con edicole, cappelle, edifici e altari consacrati alla Madonna venuta dall’Oriente. Ciò che rende unica la piccola chiesetta di Morciano di Leuca è proprio la presenza di un grande monolite (un menhir in pietra di marmo locale) su cui è affrescata una Madonna con Bambino. L’affresco, realizzato con colori risalenti al periodo dell’arte bizantina, che si sposano in maniera naturale con la pietra che costituisce la piccola chiesetta, porta i segni di un tempo che affonda le sue radici nella preistorica religiosità del periodo messapico salentino.
Frantoi ipogei
Morciano di Leuca custodisce inoltre tesori nascosti di straordinaria bellezza. Numerosi frantoi ipogei (soltanto 18 nel centro storico) testimoniano quanto importante fosse la cultura olearia in questo piccolo centro salentino. Molti di questi frantoi sono di epoca ottocentesca, la gran parte ricavati dalla rottura di alcuni granai di origine messapica. Queste strutture arcaiche sono la testimonianza dell’importanza che l’agricoltura aveva già a quei tempi, ma non solo: sono anche la testimonianza della capacità che avevano gli antichi abitanti del posto di sfruttare il territorio e le risorse offerte da esso. Gran parte dei frantoi che attraversano il sottosuolo di Morciano di Leuca sono di proprietà privata: l’unico frantoio di proprietà del Comune è quello che in parte occupa i sotterranei di piazza San Giovanni nei pressi della colonna dedicata al Santo patrono del paese.
Castello Castromediano–Valentini
La testimonianza dell’origine medievale dell’insediamento è il Castello Castromediano – Valentini, voluto da Gualtiero VI di Brienne, nella metà del XIV secolo, per fermare le mire espansionistiche di Francesco della Ratta, il quale si era imparentato a una famiglia di conti residente presso la vicina Alessano. Il nome attuale del castello, indica le ultime famiglie che lo hanno abitato nel periodo compreso fra il Seicento e l’Ottocento. Esso si erge con la sua alta torre cilindrica a tre piani, quasi a sorvegliare l’intera comunità. L’impronta militare della struttura è visibile nei dettagli che ne caratterizzano l’architettura. La pianta è quadrangolare, e ai tempi era rinforzata agli angoli da quattro torrioni circolari, uno solo dei quali è oggi visibile; nel corso del tempo, infatti, il castello ha subito vari maneggiamenti per lasciare spazio non solo al Convento dei Carmelitani, fondato dal barone Rodolfo Sanbiasi, ma anche per permettere l’addossamento della Chiesa del Carmine, anch’essa appartenente ai Padri Carmelitani. La presenza di feritoie permetteva di avvistare il nemico e colpirlo con olio bollente, armi o bombarde rimanendo al riparo. Tra gli elementi che caratterizzano l’antico castello vi sono i merli con lo stemma del giglio di Francia che percorrono l’intera cortina di coronamento e il portale difensivo sovrastato da cinque stemmi gentilizi che fungono da ornamento. Una volta attraversato il portone si apre un cortile interno in cui sono presenti diversi stanzoni, un tempo adibiti a scuderie, cucine, officine, botteghe artigianali e depositi per armi. Attraverso uno scalone, posizionato sul lato destro, si accede ai piani superiori occupati da quelli che un tempo erano gli alloggi degli ospiti e dalle stanze del feudatario.